Pubalgia cura

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La pubalgia come si cura? I trattamenti migliori e gli esercizi per sconfiggere il tanto temuto e fastidioso dolore inguinale

Pubalgia cura

La pubalgia (forte dolore all’inguine)

La pubalgia è una problematica che affligge diverse tipologie di sportivi. Rientra nella categoria delle mioentesiti ossia un infiammazione nel punto in cui il muscolo, con il suo tendine, si inserisce sull’osso.

Molto spesso colpisce calciatori professionisti e amatoriali, ma può interessare anche chi pratica altri sport come l’equitazione, il tennis, il ciclismo e l’hokey.

Come tutte le problematiche, non per forza chi ne soffre deve praticare qualche sport, magari per problematiche riconducibili all’attività lavorativa o a vizi posturali un soggetto sedentario potrebbe manifestare una pubalgia.

Quali sono le cause che portano alla pubalgia?

Cercando sui vari testi di settore, o consultando le ricerche presenti su Pubmed (portale di ricerca a livello mondiale) si possono contare decine e decine di potenziali motivi che portano a manifestare una pubalgia. Il fattore comune a tutte queste cause è comunque la sollecitazione “traumatica” od esasperata dei muscoli che abbiamo citato precedentemente.

La sinfisi pubica è una zona di convergenza tra le trazioni che arrivano dall’addome e dagli adduttori

Per semplificare, guardando l’immagine qua sopra potrai notare che il retto addominale arriva dall’alto e si inserisce a livello dell’osso pubico, scendendo verso il basso troviamo il punto in cui gli adduttori (che arrivano dal basso) si inseriscono sempre sull’osso pubico.

Se questi muscoli vengono stressati ripetutamente, sovraccaricati o sollecitati in maniera anomala, possono portare la “zona pubica” ad infiammarsi proprio per le forti tensioni che questi trasmettono

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La pubalgia come viene classificata?

Come tante altre problematiche, in base a come si manifesta e in base al tempo di insorgenza (quanto tempo è trascorso dalla prima manifestazione) possiamo “etichettare” il dolore al pube su una scala che và da 0 a 3. Vediamo qua sotto i diversi livelli:

  • Livello 0: manifestazione lieve, quasi impercettibile, chi ne soffre può sentire dolore se il terapista (Massaggiatore Medico o Fisioterapista) tocca la zona. Se ti trovi in questo livello, non dovresti sentire grandi fastidi quando cammini.
  • Livello 1: In questa situazione, potresti provare dolore solo quando fai sport. Generalmente con un po’ di riposo passa e puoi tornare ad allenarti senza problemi, proprio per questo la tendenza e di attendere che passi. Al contrario in questa fase è importantissimo trattare la pubalgia proprio per evitare che arrivi ai livelli successivi
  • Livello 2: Il dolore persiste anche dopo la pratica sportiva, e chi ne soffre lo avverte anche camminando normalmente. Parliamo quindi di un grado importante di infiammazione che va curato tempestivamente per evitare che peggiori e passi al grado successivo
  • Livello 3: E’ il grado più evoluto, se ti trovi a questo punto probabilmente hai dolore anche solo camminando, impensabile fare sport senza soffrire. Anche eventuali antinfiammatori risultano inefficaci e l’unica soluzione è quella di interrompere qualsiasi attività sportiva solleciti addome ed arti inferiori per permettere il recupero e la guarigione.

Cosa porta a manifestare una pubalgia? Quali sono i fattori predisponenti?

Diventa difficile analizzare tutti i possibili scenari che portano alla manifestazione di una pubalgia.

Per semplificare, potremmo dire che come fattore comune nei vari casi di pubalgia possiamo notare uno squilibrio di forza e sviluppo tra retto addominale (generalmente meno forte e sviluppato) e compartimento adduttorio/adduttori (forti, tesi e poco mobili).

Come abbiamo detto nei capitoli precedenti, pensa ad un calciatore che colpisce per anni e anni di piatto sovraccaricando gli adduttori e magari non allena mai in maniera equilibrata la cintura addominale (ossia l’insieme dei muscoli che danno stabilità al tronco sia anteriormente che lateralmente).

Un altro esempio potrebbe esser quello di un cavaliere da salto, (per intenderci, chi fà salto ostacoli con cavallo) che generalmente deve avere adduttori forti e reattivi, mentre per posture su cavallo l’addome risulta quasi sempre non sollecitato e quindi debole.

Come dicevamo nel paragrafo precedente, oltre ai fattori sportivi ci possono essere cause lavorative e posturali.

Pubalgia in gravidanza

Un altro scenario che può portare a manifestare la pubalgia è la gravidanza.

In questo periodo cosi magico della vita, aumentando progressivamente il volume del pancione, l’addome si trova per ovvi motivi a venire allungato. Di conseguenza, anche se gli adduttori non subiscono alterazioni dirette, l’addome diventa via via più “debole e rilassato” portando ancora una volta al tanto alterato equilibrio tra questi due compartimenti muscolari.

Generalmente però la pubalgia in gravidanza tende a rientrare abbastanza rapidamente dopo il parto. Per prevenire questa problematica, ti consigliamo di iniziare un percorso di Yoga in gravidanza sotto un’attenta supervisione, preferibilmente svolto individualmente o in mini gruppi come nei corsi che offriamo in Obiettivo Salute Chiasso.

Come si diagnostica una pubalgia?

In caso di pubalgia è opportuno richiedere visita al proprio medico curante o al proprio terapista di riferimento.

Verranno svolti dei test pratici ed una palpazione locale.

Per testare l’adduttore, da sdraiati pancia in sù e piedi distanti tra loro, ti verrà richiesto di contrarre la muscolatura avvicinando il piede o la coscia al centro del corpo con il terapista che fa resistenza al movimento.

Per l’addome invece dovrai fare il classico crunch. Da sdraiato al suolo, espirando (buttando fuori l’aria) ti arrotoli su te stesso, avvicinando lo sterno al pube. Il terapista potrebbe opporre resistenza al movimento frenandoti con una mano a livello del petto o del capo.

In alcuni casi il dolore potrebbe essere riconducibile a problemi ai testicoli o a problematiche diffuse come l’appendicite o all’ernia inguinale.

Tra gli esami strumentali più utili a comprendere la situazione e quindi fare una corretta diagnosi, possiamo elencare:

  • Ecografia
  • Risonanza magnetica

Grazie a queste potremo “vederci dentro” e capire il livello dell’infiammazione, capire se ci sono lesioni o calcificazioni all’interno della muscolatura.

Quali sono i trattamenti consigliati? Come si cura?

Tanto dipende dal livello in cui ti trovi.

Come il buonsenso spesso suggerisce, in caso di pubalgia il riposo (per almeno 10 giorni) può portare in fase acuta a far calare il dolore. Ovviamente uno dei problemi più classici in ambito sportivo è che l’atleta difficilmente riesce a fermarsi e mettere le quattro frecce. Ma a volte anche una sollecitazione minima può essere problematica se l’infiammazione è importante.

Agli stati iniziali, possibilmente dopo una visita ortopedica, la prima scelta terapeutica è il Massaggio Medicale.

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Il massaggio medicale per la cura della pubalgia deve essere svolto a distanza dalla sinfisi pubica, cosi che la muscolatura possa rilassarsi e di riflesso possa calare la trazione del tendine sull’osso. Solo successivamente ai primi 2-3 trattamenti è possibile introdurre lo stretching per il quadricipite e per gli adduttori.

Nel caso degli adduttori inizialmente ti consiglio di partire con una leva corta, quindi mantieni le ginocchia piegate, cosi che l’esercizio di stretching risulti più sopportabile e sia meno probabile farsi male.

Consigli di termoterapia…

Se hai modo, pratica un impacco caldo sulla muscolatura degli adduttori e del quadricipite, eventualmente un impacco freddo sulla sinfisi per pochi minuti, EVITA il ghiaccio.

E a livello farmacologico?

Eventualmente, oltre ai massaggi, per la cura della pubalgia potresti spalmare sulla zona una crema a base di arnica o artiglio del diavolo. Se invece il dolore è importante, chiedi al tuo medico se valutare antinfiammatori da applicare localmente.

Per l’arnica, consiglio questi due prodotti. Il primo in formato 100ml (finisce presto) ed il secondo in formato 500ml (se siete sportivi, può essere un buon investimento). L’ultima invece è una confezione di Artiglio del Diavolo direttamente in formato da 500ml.

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Dopo la fase iniziale, per la cura della pubalgia è opportuno effettuare uno studio approfondito delle possibili cause che hanno portato al sovraccarico. Per questo risulta fondamentale il Riequilibrio Posturale con Pancafit, ma solo se svolto da Tecnici Avanzati riconosciuti.

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Per velocizzare la guarigione, oltre al lavoro che è possibile svolgere in studio, è importante praticare almeno 3 volte a settimana alcuni esercizi base di automassaggio e stretching per la cura della pubalgia. In tutto generalmente sono sufficienti dai 10 ai 15 minuti per fare un buon lavoro.

Per svolgere gli esercizi basta avere un tappetino (facoltativo) e un rullo da automassaggio (Foam Roller).

Va sempre svolto prima l’automassaggio e solo successivamente lo stretching. Ovviamente le prime volte si deve procedere con molta cautela e per pochi secondi, il dolore percepito su una scala da 0 (nessun dolore) a 10 (dolore insopportabile) dovrebbe arrivare al massimo a 6-7.

Esercizi per la cura della pubalgia

Ecco un elenco di esercizi per la pubalgia, da svolgere a casa come complemento alle sedute di Massaggio Medicale e Riequilibrio Posturale.

Alcuni sono esercizi di automassaggio, altri di stretching. Dopo averli praticati dovreste provare sollievo, in caso contrario evita di insistere. Consigliamo SEMPRE di rivolgerti prima al tuo medico o al tuo terapista di riferimento ed eventualmente praticare dopo gli esercizi per la pubalgia.

Sai già che a casa non ti metterai mai a farli e vorresti essere controllato?

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Automassaggio degli adduttori

Automassaggio dei quadricipiti

Stretching degli adduttori leva corta

Esercizio iniziale in caso di pubalgia. La leva lunga consente di iniziare l’esercizio di stretching senza stressare troppo la sinfisi già infiammata.

Versione avanzata e bilaterale (lavora su entrambi gli arti inferiori) dell’esercizio di stretching precedente. Ottimo quando il dolore della pubalgia è calato, permette di ottimizzare i tempi e fare un lavoro quanto più possibile simmetrico. Se hai modo, svolgilo con il sedere contro una parete piastrellata, cosi che tu possa renderti conto se gli arti scendono allo stesso modo, ed eventualmente concentrarti su quello meno mobile.

Se guardi bene la foto qua sotto, potrai renderti conto che l’arto sinistro di Valentina scende meno di quello di destra, se fosse stata contro una parete piastrellata, se ne sarebbe resa conto subito anche lei 😉

Versione più “strong” di quelle precedenti, in questo caso l’esercizio diventa nuovamente monolaterale e la muscolatura viene reclutata per stabilizzare l’esercizio. Da praticare solo se i due esercizi precedenti non causano dolori e la pubalgia continua a scemare.

Stretching del quadricipite con rialzo sotto al ginocchio

Questi sono consigli generici per ottimizzare la cura della pubalgia, ma chiedi sempre prima il parere al tuo terapista di fiducia.

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federico petitto

Ultimo aggiornamento:
24/10/2019
Autore:
Federico Petitto
Titolare di Obiettivo Salute
Massaggiatore Medico Federale
Tecnico Avanzato Pancafit
federico.petitto@gmail.com
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