Epicondilite

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Soffri di epicondilite e vuoi tornare in salute rapidamente? Con questo articolo potrai imparare alcuni esercizi di auto-massaggio e stretching molto efficaci!

Epicondilite

Esercizi e rimedi fai da te.

Come preparare l’avambraccio:

Prima di iniziare, potresti molto semplicemente immergere un asciugamano in acqua calda, strizzarlo leggermente e posizionarlo sulla muscolatura interessata per qualche minuto, fino a quando viene percepito come caldo. Consiglio di ripetere il procedimento almeno 3-4 volte per permettere di rilassare la muscolatura e vascolarizzarla (far affluire sangue in zona). L’intera procedura in caso di epicondilite potrebbe durare 15-20 minuti.

Automassaggio in caso di epicondilite:

Per quanto quest’area si presti poco alle manovre di automassaggio, possiamo comunque svolgere un lavoro in autonomia con palline anche in caso di epicondilite.

Partendo dalla stazione eretta, con il gomito a 90°, appoggiare sulla muscolatura dolente una pallina del diametro di circa 5cm (ma vanno altrettanto bene le classiche palline rimbalzine) e scaricando il proprio peso contro una parete, esercitare una pressione di intensità massima 6-7/10 (dove 10 corrisponde ad un dolore insopportabile).

Dopo circa 30 secondi il dolore dovrebbe essere calato e ci si può spostare di qualche centimetro, rimanendo sempre sui cordoni muscolari dolenti alla palpazione.

Quando avrete preso confidenza con l’esercizio e avrete già potuto valutare la reazione del vostro corpo, potrete aumentare il tempo di compressione a circa 1 minuto e mezzo.

Ripetere questo procedimento per 3-4 punti circa. Le prime volte consiglio di ridurre i tempi di permanenza su ogni singolo punto per vedere la risposta del vostro corpo.

Quando avrete preso confidenza con l’esercizio potrete svolgere lo stesso esercizio, compiendo dei movimenti di flessione ed estensione del polso. In questo modo farete scorrere le fibre interessate sotto la compressione, praticando un vero massaggio funzionale.

Video Esercizi di automassaggio

Il video con la spiegazione dei vari step per procedere con l’automassaggio!

Come procedere con gli esercizi stretching:

Al termine di questa fase potrete procedere con lo stretching, inizialmente anche a gomito piegato potrete portare il polso a 90° di flessione (palmo della mano che si avvicina all’avambraccio), successivamente potrete fare lo stesso movimento a gomito esteso, aiutandovi a flettere la mano facendo lieve forza con il dorso della mano contro una parete.

Il livello più avanzato invece prevede la stessa posizione di partenza dell’ultimo esercizio.

Vi troverete quindi in stazione eretta di fronte ad una parete, gomito esteso, dorso della mano contro la parete per forzare il polso a 90°, ma questa volta dovrete ruotare internamente il palmo della mano (come se doveste versare da bere) e da qui ruotare il tronco come se voleste andare a guardare dietro di voi.

Video Esercizi di Stretching

Il video completo relativo agli esercizi di stretching da fare in caso di epicondilite!

Soprattutto le prima volte, consiglio di applicare nuovamente un impacco caldo al termine del lavoro.

Gomito del tennista: cosa evitare?

Troppo spesso si pensa che l’applicazione di ghiaccio (crioterapia) sia la soluzione a tutto.

Di fatto, la maggior parte delle volte i tendini non sono infiammati, bensì degenerati a livello strutturale. Proprio per questo sconsiglio di applicare il ghiaccio localmente (se non nei pochi casi in cui EFFETTIVAMENTE il tendine risulta infiammato).

Cliccando su questo link potrete consultare uno studio attraverso il quale hanno confrontato i risultati ottenuti mediante trattamento manuale associato o meno alla crioterapia.(lingua inglese)

In caso di effettiva infiammazione, per aiutare il corpo a recuperare più velocemente consiglio piuttosto di sottoporsi inizialmente a qualche seduta di Linfodrenaggio Medicale.

Un altro errore comune è quello di procedere al rinforzo o allo stretching senza criterio.

Il solo stretching porta ad un allungamento dei tessuti. Se però prima non abbiamo provveduto ad abbassare il tono della muscolatura, rischiamo di chiedere al tendine un ulteriore sforzo senza aver prima fatto calare le forze agenti, aumentando quindi la probabilità di lesioni.

A livello concettuale invece, trovo illogico sottoporre il paziente ad esercizi di rinforzo, magari senza nemmeno averlo prima aiutato a detendere la muscolatura in sovraccarico: Se ho un tirante corto, accorcio tutti gli altri, o allungo quello corto?!?…

Cause e rimedi

L’epicondilite è una patologia del gomito, caratterizzata dalla degenerazione (talvolta infiammazione) dei tendini della muscolatura estensoria che dall’avambraccio converge verso la parte laterale dell’omero, appunto verso l’epicondilo laterale (la parte laterale del gomito). Generalmente insorge attorno alla quarta/quinta decade, colpendo l’arto dominante.

Il termine più corretto per indicarla sarebbe epicondilalgia. Con il suffisso –ALGIA si indica infatti la percezione dolorosa nell’area appena menzionata. Con il suffisso –ITE invece si fa riferimento allo stato infiammatorio, ma in realtà spesso chi manifesta questa affezione non ha tendini estensori infiammati, bensì degenerati (tendinosi).

Il soggetto che ne soffre solitamente riferisce un dolore continuo alla parte esterna del gomito o dell’avambraccio, che peggiora durante l’esecuzione di movimenti contro resistenza effettuati con il dorso della mano o con il dorso delle dita, in particolar modo con il dito medio. Può risultare deficitaria anche la forza di presa manuale (la capacità di afferrare e tenere saldamente un oggetto).

Alla palpazione potremo identificare dei cordoni longitudinali duri e tesi sull’avambraccio, più dolenti quando ci avvicineremo al gomito. I tendini maggiormente coinvolti solitamente sono quelli dell’estensore radiale breve e lungo del carpo.

Spesso viene definito come il gomito del tennista, poiché si era notata una forte correlazione tra i praticanti di questo sport e i soggetti che lamentavano tale sintomatologia.

In questi casi, indubbiamente i traumatismi ripetuti e il continuo lavoro con leve lunghe (la racchetta) possono effettivamente portare ad un sovraccarico maggiore i muscoli e quindi i tendini dell’avambraccio.

Si è notato però che sono anche molte altre le categorie lavorative che vengono colpite dal sovraccarico e dalla conseguente infiammazione della muscolatura estensoria dell’avambraccio e che i tennisti solitamente rappresentano solo il 5-10% dei casi.

  • Casalinghe abituate a serrare con forza spugne e tessuti durante le pulizie,
  • Cuochi e cuoche per i gesti ripetitivi con leve lunghe (mestoli impugnati saldamente e mobilizzati per lungo periodo),
  • Muratori e fabbri,
  • Ma anche impiegati e informatici: in questo caso la muscolatura viene sollecitata con bassa intensità ma per parecchie ore, portando successivamente i muscoli estensori ad un accorciamento e ad un sovraccarico.

Proprio per questo non è necessariamente l’intensità dello sforzo applicato nel corso dell’attività lavorativa che predispone all’epicondilite, talvolta anche poca forza applicata per molto tempo potrebbe produrre una situazione simile.

Cura e trattamenti consigliati

Prima di procedere credo sia opportuno ricordarsi un concetto fondamentale: Il tendine è un trasduttore di forze.

Questo cosa significa? Significa che il muscolo si contrae ed esercita una forza. Questa forza viene trasmessa dal muscolo all’osso (o meglio all’articolazione) mediante il tendine, generando movimento.

Perché questa premessa? Perché concentrarsi sulla sintomatologia dolorosa (il tendine degenerato o infiammato) senza studiare il caso ed i fattori predisponenti può essere fuorviante o poco risolutivo.

Per un successo terapeutico è fondamentale sospendere temporaneamente o rimuovere anche i fattori che possono sovraccaricare ulteriormente la muscolatura dolente dell’avambraccio.

Se dovessi definire un procedimento terapeutico che vada bene per tutti i pazienti che iniziano a manifestare un’epicondilite, posso certamente affermare che procedere con un massaggio medicale della muscolatura estensoria dell’avambraccio possa ridurre la sintomatologia dolorosa e abbassare il tono della muscolatura coinvolta (ossia rendere più “morbidi” i cordoni che percepite alla palpazione).

Per ottimizzare il risultato ed essere sicuri di aver analizzato la totalità della catena funzionale (linea superficiale posteriore del braccio), è opportuno quantomeno estendere la nostra ricerca di squilibri alla muscolatura del braccio e del collo avendo così un approccio più globale, concetto principe del lavoro che in studio svolgo con Pancafit per riequilibrio posturale.

Nel mio studio ho constatato che con le manovre del Taymed (la tecnica che ho creato fondendo i principi del massaggio thailandese a quelli del massaggio medicale), i tempi di recupero si riducono notevolmente rispetto al massaggio classico e generalmente permettono al soggetto di riprendere immediatamente le proprie attività con una riduzione significativa della sintomatologia dolorosa.

Questo beneficio è riconducibile al fatto che con Taymed possiamo esercitare pressioni significative per un tempo maggiore, rompendo le aderenze e “deformando” il tessuto connettivo che avvolge le fibre muscolari in sofferenza. Motivo per cui la sintomatologia dolorosa cala già nel corso della seduta stessa e spesso continua la sua regressione grazie al miglioramento della vascolarizzazione locale.

Termoterapia ed epicondilite

Per ridurre o limitare la sintomatologia dolorosa è consigliabile applicare un impacco caldo sulla muscolatura PRIMA di effettuare il massaggio, con questa preparazione sfrutteremo i principi della termoterapia: rilassamento e vascolarizzazione della muscolatura, calo della sintomatologia dolorosa.

Presso il mio studio solitamente utilizzo impacchi chiamati Para-Fanghi, ossia delle buste che contengono paraffina e fango mantenuti alla temperatura di circa 50-60°, applicati per circa 15-20 minuti.

L’applicazione di impacchi freddi o ghiaccio può essere utile solo nei casi di effettiva infiammazione. Nel resto dei casi, il rischio è quello di peggiorare la vascolarizzazione (già deficitaria) della zona.

Epicondilite e tennis: Come comportarsi?

In caso di epicondilite o di altre problematiche, indubbiamente la priorità è quella di tutelare la vostra salute. Se il dolore è importante, è consigliabile sospendere l’attività e iniziare quanto prima un piano terapeutico.

Per iniziare ad affrontare la vostra epicondilite, potreste svolgere esercizi di automassaggio e stretching specifici.

Se la sintomatologia è lieve e vi aspetta la partita della vita, consiglio di utilizzare due piccoli trucchi. Il primo è un supporto compressivo per l’avambraccio della Compex (clicca qua per vedere il link diretto), questo ovviamente non ha fini terapeutici, ma vi potrebbe aiutare a ridurre la sintomatologia dolorosa.

Altrettanto interessante è il nastro specifico della Noene. Questo si applica sulla racchetta da Tennis e permette di smorzare e disperdere le vibrazioni generate dall’impatto della pallina con la racchetta.

Anche se non avete mai sofferto di epicondilite, ve la consiglio a titolo preventivo.

Oltre a questo, nell’immediato consiglio un’esposizione progressiva al gesto tecnico.

Procedete quindi ad un breve riscaldamento di 5-10 minuti (durante il quale non dovrete MAI compiere sforzi massimi, limitandovi a colpire al 50% del vostro potenziale) seguito da esercizi di automassaggio con pallina e successio allungamento specifico per l’avambraccio e per tutta la catena anteriore del braccio.

Questo procedimento è consigliabile durante una fase di allenamento, lontano da una prestazione agonistica importante.

Anche se il dolore dovesse ridursi notevolmente con questi accorgimenti, consiglio comunque di procedere ad una valutazione terapeutica quanto prima. Potrebbe darsi che dopo una prima fase di accomodamento, la sintomatologia si ripresenti proprio perché la condizione muscolo tendinea del vostro avambraccio è rimasta pressoché invariata.

Gomito del tennista e gomito del golfista sono la stessa cosa?

No, infatti quando parliamo del gomito del golfista ci riferiamo ad una patologia meno diffusa (circa il 10% delle tendinopatie del gomito).

In questo caso però la terminologia più utilizzata è Epitrocleite o Epicondilite mediale, proprio perché la muscolatura interessata non converge verso il condilo laterale dell’omero, bensì verso il condilo mediale, in corrispondenza della troclea. Vale ovviamente lo stesso discorso per il suffisso –ite che solitamente risulta improprio.

A livello sportivo, i soggetti maggiormente interessati saranno i giocatori di golf, gli schermitori, i lanciatori di giavellotto. A differenza dell’epicondilalgia, in questa problematica dell’avambraccio e del gomito, risulterà dolente alla palpazione il compartimento flessorio (l’interno dell’avambraccio).

Se soffri di epicondilite e vuoi trovare una soluzione, contattami con il form sottostante per valutare il tuo caso.

Insieme definiremo il tuo piano terapeutico.

Autore: Federico Petitto, Massaggiatore Medicale APF

Lugano – Mendrisio – Chiasso – Como

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