Onde d’urto: cosa sono, come funzionano e quando sono indicate
Una guida completa alla terapia con onde d’urto: indicazioni, differenze tra focali e radiali, modalità di trattamento, effetti collaterali e controindicazioni.
Indice dei contenuti
- Cosa sono le onde d’urto
- Onde d’urto focali e radiali: quali sono le differenze?
- Come funzionano le onde d’urto sui tessuti?
- A cosa servono le onde d’urto e quando sono indicate?
- Le onde d’urto funzionano davvero?
- Come si svolge una seduta di onde d’urto?
- Quante sedute di onde d’urto servono e dopo quanto fanno effetto?
- Le onde d’urto fanno male? Dolore ed effetti collaterali
- Controindicazioni delle onde d’urto: quando non si possono fare?
- Onde d’urto: l’importanza di una corretta valutazione
- Domande frequenti sulle onde d’urto
- A cosa servono le onde d’urto?
- Quanto ci mettono le onde d’urto a fare effetto?
- Cosa non fare dopo le onde d’urto?
- Quante sedute di onde d’urto servono?
- Le onde d’urto fanno male?
- Quali sono gli effetti collaterali delle onde d’urto?
- Quali sono le controindicazioni delle onde d’urto?
- Quanto costa una seduta di onde d’urto?
Le onde d’urto sono una terapia fisica utilizzata in ambito muscolo-scheletrico soprattutto nel trattamento di alcune tendinopatie e di condizioni dolorose persistenti, come la fascite plantare e alcune problematiche della spalla e del gomito.
A differenza di quanto può suggerire il nome, il loro impiego terapeutico non consiste semplicemente nel “colpire” il tessuto. Lo stimolo meccanico prodotto dal trattamento può infatti essere trasformato dalle cellule in una serie di risposte biologiche attraverso un processo chiamato meccanotrasduzione, uno dei meccanismi maggiormente studiati per spiegare gli effetti delle onde d’urto sui tessuti.
Quando si parla genericamente di terapia con onde d’urto è però importante distinguere tra onde d’urto focali e onde di pressione radiali: vengono spesso indicate con lo stesso nome nel linguaggio comune, ma sono generate in modo differente e presentano caratteristiche fisiche e modalità di applicazione diverse.
In questo articolo vedremo cosa sono le onde d’urto, come funzionano, a cosa servono, quali sono le principali indicazioni, quante sedute possono essere necessarie, se fanno male e quali sono gli effetti collaterali e le controindicazioni, chiarendo anche le differenze tra trattamento focale e radiale.
Cosa sono le onde d’urto
Le onde d’urto sono impulsi acustici caratterizzati da una rapida variazione di pressione, capaci di trasportare energia all’interno dei tessuti. Nate inizialmente in ambito medico per applicazioni come la litotrissia, nel tempo hanno trovato impiego anche nel trattamento di diverse problematiche muscolo-scheletriche.
In questo ambito si parla comunemente di terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT, Extracorporeal Shock Wave Therapy): l’energia viene generata all’esterno del corpo e trasmessa ai tessuti attraverso un applicatore posto a contatto con la pelle.
L’obiettivo del trattamento non è semplicemente esercitare una pressione o “rompere” un tessuto. Lo stimolo meccanico può interagire con le cellule e con l’ambiente extracellulare, attivando risposte biologiche attraverso il processo di meccanotrasduzione.
Sotto il termine generico “onde d’urto” vengono però spesso comprese due tecnologie fisicamente differenti: le onde d’urto focali e le onde di pressione radiali. Le prime concentrano l’energia in una determinata zona all’interno dei tessuti; nelle radiali, invece, l’energia è maggiore in prossimità dell’applicatore e si riduce progressivamente durante la propagazione nei tessuti. Fonte: ISMST – Physical principles of ESWT.
Nel linguaggio clinico e commerciale entrambe vengono comunemente chiamate “onde d’urto”, ma dal punto di vista fisico è più corretto definire le seconde onde di pressione radiali (Radial Pressure Waves, RPW). L’International Society for Medical Shockwave Treatment distingue infatti esplicitamente le due tecnologie. Fonte: ISMST – Recommendations.
Onde d’urto focali e radiali: quali sono le differenze?

Quando si parla di onde d’urto focali e radiali si fa riferimento a due tecnologie differenti per modalità di generazione e distribuzione dell’energia nei tessuti.
Le onde d’urto focali vengono generate attraverso sistemi elettroidraulici, elettromagnetici o piezoelettrici. L’energia viene concentrata in una zona definita, chiamata area focale, che può essere localizzata a una determinata profondità all’interno dei tessuti. Fonte: ISMST – Physical principles of ESWT.
Le onde di pressione radiali, invece, vengono generalmente prodotte attraverso un sistema balistico: un proiettile viene accelerato all’interno del manipolo e trasferisce la propria energia all’applicatore. L’energia è maggiore in prossimità della superficie di contatto e diminuisce progressivamente propagandosi nei tessuti. Fonte: ISMST – Physical principles of ESWT.
Questa differenza determina una diversa distribuzione dell’energia: le focali permettono di concentrare lo stimolo in una zona più definita e a maggiore profondità, mentre le radiali interessano un’area più ampia, con maggiore energia in prossimità dell’applicatore.
Differenze nell’applicazione clinica
La diversa modalità di propagazione non significa però che una tecnologia sia sempre migliore dell’altra. La scelta dipende dalla problematica trattata, dalla profondità e dalle caratteristiche del tessuto, dagli obiettivi terapeutici e dai parametri utilizzati.
Questo punto è importante perché focali e radiali vengono talvolta confrontate semplicemente sulla base della loro capacità di raggiungere tessuti più o meno profondi. In realtà, la risposta clinica dipende da numerosi fattori e non soltanto dalla profondità raggiunta.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha analizzato 21 studi randomizzati per un totale di 1.030 partecipanti con differenti problematiche muscolo-scheletriche, non ha evidenziato una superiorità generale delle onde focali o delle radiali nella riduzione del dolore o nel miglioramento della funzione. Gli autori sottolineano tuttavia che la certezza delle evidenze disponibili è ancora bassa o molto bassa, per cui non è possibile concludere che le due tecnologie siano equivalenti in ogni condizione clinica. Fonte: PubMed – Focused shock wave versus radial pressure wave therapy for musculoskeletal disorders.
Una seconda revisione sistematica e meta-analisi del 2026, dedicata specificamente alle tendinopatie degli arti superiori e inferiori, è arrivata a conclusioni simili: non emerge una chiara superiorità generale delle onde radiali o focali per dolore e funzione, mentre alcuni risultati possono differire in base alla specifica patologia e all’esito considerato. Fonte: PubMed – Efficacy of radial and focused shockwave therapy for tendinopathy.
Per questo motivo è più corretto considerare onde focali e onde radiali come strumenti con caratteristiche differenti, la cui indicazione deve essere valutata in relazione al problema da trattare, anziché stabilire a priori che una tecnologia sia superiore all’altra.
Come funzionano le onde d’urto sui tessuti?
L’effetto delle onde d’urto sui tessuti non dipende soltanto dall’azione meccanica esercitata durante il trattamento. Una parte importante della ricerca si concentra infatti sulle risposte biologiche che lo stimolo meccanico può innescare a livello cellulare e tissutale.
Il processo attraverso il quale uno stimolo fisico viene convertito dalle cellule in segnali biologici prende il nome di meccanotrasduzione. In termini semplici, le cellule sono in grado di percepire le forze meccaniche applicate al tessuto e di rispondere modificando alcune delle proprie attività.
Questo passaggio dallo stimolo meccanico alla risposta biologica è uno dei principali modelli proposti per spiegare gli effetti terapeutici delle onde d’urto in ambito muscolo-scheletrico. La letteratura sperimentale descrive effetti su diversi processi cellulari coinvolti nella risposta infiammatoria, nella vascolarizzazione e nel rimodellamento dei tessuti. Fonte: PubMed – Shock wave as biological therapeutic tool: From mechanical stimulation to recovery and healing, through mechanotransduction.
È importante però interpretare correttamente questi risultati: non tutti i meccanismi osservati negli studi cellulari o nei modelli animali possono essere automaticamente trasferiti all’effetto clinico nell’uomo.
Risposta biologica e processi di riparazione tissutale
Gli studi sperimentali hanno osservato modificazioni dell’attività di diverse popolazioni cellulari, tra cui fibroblasti, tenociti, cellule endoteliali, macrofagi e cellule progenitrici, oltre a effetti su processi coinvolti nell’organizzazione della matrice extracellulare e nella risposta infiammatoria. Fonte: PubMed – Biological mechanisms of shockwave therapy in musculoskeletal disorders.
Questi meccanismi sono particolarmente interessanti nello studio delle tendinopatie persistenti, nelle quali il problema non può essere ridotto semplicemente alla presenza di un’infiammazione. L’obiettivo terapeutico può comprendere anche il recupero della funzione e il progressivo adattamento del tessuto ai carichi.
La ricerca sperimentale ha inoltre studiato l’effetto delle onde d’urto sulle cellule staminali e progenitrici, osservando in differenti modelli modificazioni della loro proliferazione, migrazione e differenziazione. Questi risultati contribuiscono alla comprensione dei possibili meccanismi biologici della terapia, ma non significano che le onde d’urto “rigenerino” automaticamente un tendine o un altro tessuto.
Effetti sulla vascolarizzazione
Un altro meccanismo studiato riguarda la neoangiogenesi, cioè la formazione di nuovi piccoli vasi sanguigni.
Studi sperimentali hanno osservato modificazioni di segnali coinvolti nei processi angiogenici, tra cui il VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) e l’ossido nitrico. Questi fenomeni potrebbero contribuire a creare condizioni biologiche favorevoli ai processi di adattamento e riparazione dei tessuti. Fonte: PubMed – Biological effects of extracorporeal shockwave therapy.
Anche in questo caso è preferibile parlare di un possibile meccanismo biologico coinvolto negli effetti della terapia, piuttosto che affermare semplicemente che le onde d’urto “aumentano la circolazione”. La risposta dipende infatti dal tessuto trattato, dal tipo di onda e dai parametri utilizzati.
A cosa servono le onde d’urto e quando sono indicate?
Le onde d’urto vengono utilizzate soprattutto nel trattamento di alcune problematiche muscolo-scheletriche, in particolare tendinopatie persistenti e disturbi che interessano le inserzioni di tendini e fascia.
Tra le indicazioni standard riconosciute dall’International Society for Medical Shockwave Treatment (ISMST) rientrano la tendinopatia calcifica della spalla, l’epicondilalgia laterale, la sindrome dolorosa del grande trocantere, la tendinopatia rotulea, la tendinopatia achillea e la fascite plantare, con o senza sperone calcaneare. Esistono inoltre applicazioni specialistiche in alcune patologie ossee e in altri ambiti, che richiedono tecnologie e competenze specifiche. Fonte: ISMST – Recommendations.
L’indicazione alle onde d’urto deve comunque partire da una corretta valutazione del problema. Dolore e localizzazione dei sintomi, da soli, non sono sufficienti per stabilire se questo trattamento sia appropriato: condizioni apparentemente simili possono infatti avere caratteristiche e indicazioni terapeutiche differenti.
Le onde d’urto funzionano davvero?
Una domanda importante è se le onde d’urto siano realmente efficaci o se i loro effetti siano soprattutto teorici. Le evidenze scientifiche disponibili indicano che le onde d’urto possono ridurre il dolore e migliorare la funzione in alcune problematiche muscolo-scheletriche, ma l’efficacia non è uguale per tutte le condizioni e può variare in funzione della problematica trattata, del tipo di onda, dei parametri utilizzati e delle caratteristiche della persona.
Tra le condizioni maggiormente studiate rientra la fasciopatia plantare. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024 ha riscontrato una riduzione significativa dell’intensità del dolore sia negli studi sulle onde focali sia in quelli sulle onde di pressione radiali. Gli autori sottolineano tuttavia che i parametri utilizzati possono influenzare sia la risposta al trattamento sia la sua tollerabilità e che sono necessari ulteriori studi per definire il protocollo ottimale. Fonte: PubMed – Efficacy and tolerability of extracorporeal shock wave therapy in patients with plantar fasciopathy.
Risultati favorevoli sono stati osservati anche nella tendinopatia calcifica della spalla. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024, comprendente 21 studi randomizzati, ha rilevato a 24 settimane risultati clinicamente favorevoli dell’ESWT rispetto al trattamento simulato per dolore e funzione. Nella stessa analisi, i protocolli ad alta energia hanno mostrato risultati migliori rispetto a quelli a bassa energia per alcuni esiti, compreso il completo riassorbimento delle calcificazioni. La certezza complessiva delle evidenze è stata però giudicata molto bassa, un limite importante nell’interpretazione dei risultati. Fonte: PubMed – The effectiveness of extracorporeal shock wave therapy for rotator cuff calcific tendinopathy.
Anche per l’epicondilalgia laterale esistono risultati favorevoli. Un’umbrella review pubblicata nel 2025, che ha analizzato nove meta-analisi, ha rilevato una riduzione significativa del dolore con ESWT rispetto al placebo e risultati favorevoli nel confronto con ultrasuoni terapeutici e infiltrazioni di corticosteroidi per alcuni esiti legati al dolore. Gli stessi dati mostrano però che non tutti gli outcome funzionali presentano differenze clinicamente importanti, contribuendo a spiegare perché le conclusioni della letteratura sull’epicondilalgia non siano completamente uniformi. Fonte: PubMed – Comparison of extracorporeal shockwave therapy, ultrasound therapy, and corticosteroid injections for treatment of lateral epicondylitis.
Nel complesso, è quindi poco corretto affermare sia
Fascite plantare e sperone calcaneare
La fascite plantare, più correttamente definita in molti casi fasciopatia plantare, è una delle condizioni per cui le onde d’urto sono maggiormente studiate. Vengono utilizzate soprattutto nelle forme persistenti, caratterizzate da dolore nella regione del tallone e limitazione durante la camminata o l’attività fisica.
La presenza di uno sperone calcaneare può accompagnare la problematica, ma non significa necessariamente che sia lo sperone la causa diretta del dolore. L’obiettivo del trattamento deve quindi riguardare il quadro clinico complessivo e non semplicemente la presenza della formazione ossea osservata radiologicamente.
Le revisioni sistematiche disponibili indicano che l’ESWT può rappresentare un’opzione terapeutica nella fasciopatia plantare, anche se i risultati possono variare in funzione del protocollo utilizzato e del confronto con altri trattamenti. Fonte: PubMed – Efficacy and tolerability of extracorporeal shock wave therapy in patients with plantar fasciopathy.
Epicondilalgia e problematiche del gomito
Le onde d’urto possono essere utilizzate anche nell’epicondilalgia laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, soprattutto quando il disturbo tende a persistere nel tempo.
In questi casi il trattamento può essere inserito all’interno di un percorso più ampio che comprenda anche gestione del carico ed esercizio terapeutico. Le evidenze scientifiche non sono però uniformi: una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha rilevato risultati positivi in alcuni studi, ma ha giudicato ancora inconcludenti le evidenze complessive sull’efficacia dell’ESWT nell’epicondilalgia laterale cronica. Fonte: PubMed – Extracorporeal Shock Wave Therapy in Chronic Lateral Elbow Tendinopathy: A Systematic Review.
Onde d’urto per la spalla e le calcificazioni
Una delle applicazioni più conosciute riguarda la tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori, caratterizzata dalla presenza di depositi calcifici all’interno di uno o più tendini della spalla.
In questo ambito le onde d’urto sono state studiate per il controllo del dolore, il recupero della funzione e il possibile effetto sui depositi calcifici. L’ISMST raccomanda in particolare l’impiego di onde d’urto focali ad alta energia per il trattamento delle calcificazioni. Fonte: ISMST – Recommendations.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024 ha riscontrato benefici dell’ESWT rispetto al trattamento simulato, ma ha anche evidenziato una certezza delle evidenze molto bassa e risultati differenti in funzione dell’energia e del trattamento utilizzato come confronto. Fonte: PubMed – The effectiveness of extracorporeal shock wave therapy for rotator cuff calcific tendinopathy.
È quindi importante non estendere automaticamente questi risultati a tutte le forme di dolore della spalla: tendinopatia calcifica e tendinopatia non calcifica non sono la stessa condizione e le indicazioni possono essere differenti.
Tendine d’Achille e altre tendinopatie
Le onde d’urto sono state studiate anche in altre tendinopatie persistenti, tra cui quelle del tendine d’Achille e del tendine rotuleo, entrambe comprese tra le indicazioni riportate dall’ISMST. Fonte: ISMST – Recommendations.
In questi casi non dovrebbero essere considerate un trattamento isolato capace di “riparare” automaticamente il tendine. La gestione delle tendinopatie può richiedere una progressiva modifica dei carichi, esercizio terapeutico e altri interventi scelti in funzione delle caratteristiche della persona e del problema.
Per il tendine d’Achille, in particolare, le evidenze più recenti invitano alla prudenza. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 non ha riscontrato un beneficio clinicamente significativo dell’ESWT su dolore e disabilità e conclude che, sulla base delle evidenze attualmente disponibili, non dovrebbe essere considerata un trattamento di routine per la tendinopatia achillea inserzionale o della porzione media. Gli stessi autori sottolineano tuttavia che la certezza delle evidenze varia da molto bassa a moderata e che nuovi studi potrebbero modificare queste conclusioni. Fonte: PubMed – Shockwave Therapy for Midportion and Insertional Achilles Tendinopathy: A Systematic Review With Meta-Analysis.
Come si svolge una seduta di onde d’urto?
Prima di iniziare il trattamento è importante valutare correttamente il problema e individuare l’area da trattare. In base alla condizione possono essere utili anche eventuali esami diagnostici già disponibili, come ecografia, radiografia o risonanza magnetica.
Durante la seduta la persona viene posizionata in modo da permettere di raggiungere agevolmente la zona interessata. Sulla pelle viene applicato un gel di accoppiamento, necessario per favorire la corretta trasmissione dell’energia dall’applicatore ai tessuti. Anche le linee guida dell’International Society for Medical Shockwave Treatment prevedono l’utilizzo di un mezzo di accoppiamento, generalmente gel per ultrasuoni, sia per le onde focali sia per quelle radiali. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
L’operatore individua quindi l’area da trattare e imposta i parametri della terapia. Numero di impulsi, frequenza e intensità non sono uguali per tutti, ma vengono scelti in funzione della tecnologia utilizzata, della problematica, della sede trattata e della risposta della persona durante l’applicazione.
Anche la scelta dell’applicatore permette di adattare il trattamento alle caratteristiche dell’area e dei tessuti interessati. I diversi applicatori possono infatti differire per diametro, caratteristiche costruttive e indicazioni d’impiego previste dal produttore.
Nel sistema Chattanooga Intelect RPW 2, ad esempio, sono disponibili differenti trasduttori destinati al trattamento di muscoli e tessuti connettivi, tendinopatie, aree più profonde e trigger point. La scelta dell’applicatore può quindi essere effettuata in funzione della sede, del tessuto bersaglio e dell’obiettivo del trattamento. Fonte: Chattanooga – Intelect RPW 2 User Manual.

Con le onde di pressione radiali, l’intensità viene generalmente impostata attraverso la pressione espressa in bar, insieme alla frequenza in Hz e al numero di impulsi. Nel caso delle onde d’urto focali viene invece utilizzata come parametro energetico l’Energy Flux Density (EFD), espressa in mJ/mm². Per questo motivo non è corretto confrontare direttamente i “bar” di un dispositivo radiale con i valori energetici di un dispositivo focale: si tratta di tecnologie e parametri fisici differenti. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
Durante l’applicazione si avvertono impulsi ripetuti, che possono essere percepiti come più o meno intensi a seconda della zona trattata e della sensibilità individuale. L’intensità può essere adattata progressivamente durante la seduta anche in funzione della tollerabilità della persona.
Il trattamento vero e proprio dura generalmente pochi minuti, anche se il tempo complessivo dell’appuntamento comprende la valutazione, l’individuazione delle aree da trattare e le indicazioni successive.
Cosa fare dopo il trattamento?
Dopo una seduta è possibile avvertire temporaneamente indolenzimento o maggiore sensibilità locale. In alcuni casi possono comparire lieve arrossamento, gonfiore, petecchie o piccoli ematomi. Questi aspetti verranno approfonditi nella sezione dedicata agli effetti collaterali.
Non è necessario sospendere automaticamente ogni attività per giorni o settimane. Il carico e l’attività fisica devono piuttosto essere adattati alla problematica trattata e alla risposta individuale. Le linee guida ISMST prevedono infatti, quando necessario, un adattamento del carico e una modifica temporanea dell’attività sportiva dopo il trattamento. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
Questo significa che le indicazioni successive alla seduta non sono necessariamente uguali per tutti: dipendono dal tessuto trattato, dalla problematica e dalle attività che la persona deve riprendere.
Quante sedute di onde d’urto servono e dopo quanto fanno effetto?
Il numero di sedute di onde d’urto non è uguale per tutti. Dipende dalla problematica trattata, dalla sua durata, dal tipo di tecnologia utilizzata, dai parametri scelti e dalla risposta individuale al trattamento.
In molte applicazioni muscolo-scheletriche vengono utilizzati cicli di poche sedute, generalmente distanziate tra loro. Le linee guida dell’International Society for Medical Shockwave Treatment (ISMST) riportano, per diverse tendinopatie, protocolli che prevedono abitualmente 3 trattamenti, con possibilità in alcuni casi di arrivare fino a 5 sedute, spesso a distanza di una o due settimane. Questi numeri rappresentano però riferimenti utilizzati nei protocolli descritti dalle linee guida e non una regola valida per qualsiasi persona o patologia. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
Anche negli studi scientifici esiste una notevole variabilità: possono cambiare il numero delle sedute, l’intervallo tra un trattamento e l’altro, il numero degli impulsi e l’energia utilizzata. Per questo motivo non è corretto stabilire quante sedute siano necessarie basandosi esclusivamente sul nome della patologia.
Nella fasciopatia plantare, per esempio, una revisione sistematica con meta-analisi ha evidenziato come differenti caratteristiche del protocollo possano influenzare sia la risposta al trattamento sia la sua tollerabilità. Fonte: PubMed – Efficacy and tolerability of extracorporeal shock wave therapy in patients with plantar fasciopathy.
Dopo quanto tempo fanno effetto le onde d’urto?
L’effetto delle onde d’urto non è necessariamente immediato.
Alcune persone possono percepire una riduzione dei sintomi già durante il ciclo di trattamento, mentre in altri casi il miglioramento può comparire progressivamente nelle settimane successive. Questo è coerente con il fatto che gli effetti ricercati non riguardano soltanto la risposta al dolore durante o immediatamente dopo la seduta, ma anche processi biologici che possono svilupparsi nel tempo.
Per questo motivo non è opportuno giudicare l’efficacia del trattamento esclusivamente sulla base delle sensazioni avvertite nelle ore o nei primi giorni successivi alla seduta. Le linee guida ISMST indicano che l’inizio dell’effetto può richiedere settimane e, per diverse indicazioni muscolo-scheletriche, prevedono una valutazione dell’esito clinico a distanza di circa 8–12 settimane. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
La risposta al trattamento dovrebbe inoltre essere valutata considerando non soltanto il dolore, ma anche il recupero della funzione e la capacità di svolgere le attività che prima risultavano limitate.
Le onde d’urto fanno male? Dolore ed effetti collaterali
Una delle domande più frequenti prima di iniziare il trattamento è: le onde d’urto fanno male?
Durante l’applicazione è possibile avvertire fastidio o dolore, soprattutto quando viene trattata una zona particolarmente sensibile. L’intensità della sensazione può variare considerevolmente in base alla sede trattata, alla problematica, ai parametri utilizzati e alla sensibilità individuale.
Nel trattamento con onde di pressione radiali, i parametri possono essere regolati progressivamente anche in funzione della tollerabilità della persona. L’obiettivo non è infatti raggiungere il massimo dolore possibile: un trattamento più doloroso non significa automaticamente un trattamento più efficace.
È inoltre importante distinguere il fastidio percepito durante l’applicazione dalla risposta nelle ore successive. Dopo la seduta la zona trattata può risultare temporaneamente più sensibile o indolenzita.
Quali sono i possibili effetti collaterali?
Le onde d’urto sono un trattamento non invasivo, ma questo non significa che siano completamente prive di possibili effetti indesiderati.
Tra le reazioni locali descritte in letteratura rientrano:
- dolore o indolenzimento temporaneo;
- arrossamento della cute;
- lieve gonfiore;
- petecchie o piccoli ematomi;
- maggiore sensibilità della zona trattata.
Questi effetti sono generalmente lievi e transitori. Una revisione della letteratura dedicata alla sicurezza degli agenti fisici utilizzati in medicina fisica e riabilitativa ha rilevato per l’ESWT soprattutto un aumento degli eventi avversi lievi rispetto ai gruppi di controllo. La stessa revisione sottolinea però che la qualità e la modalità con cui gli eventi avversi vengono riportati negli studi sono variabili. Fonte: PubMed – What is the landscape of evidence about the safety of physical agents used in physical medicine and rehabilitation?.
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2024 sulle tendinopatie dell’arto superiore ha riportato principalmente reazioni locali temporanee, come aumento del dolore, gonfiore, eritema, petecchie e piccoli ematomi; negli studi inclusi non sono stati segnalati eventi avversi gravi a lungo termine. Fonte: Frontiers in Medicine – Efficacy and safety of extracorporeal shock wave therapy for upper limb tendonitis.
La comparsa di dolore dopo la seduta non deve essere interpretata automaticamente come un segnale che il trattamento “sta funzionando”. Allo stesso modo, l’assenza di dolore durante il trattamento non significa che la terapia sia inefficace. La risposta deve essere valutata nel tempo considerando l’andamento dei sintomi e, soprattutto, il recupero della funzione.
Controindicazioni delle onde d’urto: quando non si possono fare?
Le onde d’urto presentano alcune controindicazioni che devono essere considerate prima di iniziare il trattamento. È importante però distinguere tra onde di pressione radiali, onde focali a bassa energia e onde focali ad alta energia, perché le controindicazioni indicate dalle linee guida non sono completamente sovrapponibili.
Secondo le raccomandazioni dell’International Society for Medical Shockwave Treatment (ISMST), per le onde di pressione radiali e le onde focali a bassa energia rappresentano controindicazioni la presenza di:
- tumore maligno nel campo di trattamento;
- feto nel campo di trattamento;
- pacemaker o defibrillatore nel campo di trattamento.
Fonte: ISMST – Recommendations.
La formulazione “nel campo di trattamento” è importante. Per esempio, la presenza di una patologia oncologica non rappresenta automaticamente una controindicazione assoluta alle onde d’urto in qualsiasi parte del corpo: è la presenza di un tumore maligno nell’area interessata dal trattamento a costituire la controindicazione indicata da ISMST. Questo principio è stato discusso anche nella letteratura relativa all’impiego dell’ESWT nella riabilitazione dei pazienti oncologici. Fonte: PubMed – Extracorporeal shock wave therapy in the supportive care and rehabilitation of cancer patients. PubMed
Allo stesso modo, ISMST indica come controindicazione il feto nel campo di trattamento, specificando che non è semplicemente lo stato di gravidanza, di per sé, a essere definito in questi termini nelle proprie raccomandazioni. La gravidanza rimane comunque una condizione che deve essere segnalata prima del trattamento e valutata con particolare prudenza.
Per le onde focali ad alta energia le controindicazioni sono più estese. ISMST indica anche:
- importanti disturbi della coagulazione;
- tessuto polmonare nel campo di trattamento;
- tessuto cerebrale o sistema nervoso centrale nel campo di trattamento;
- trattamento in corrispondenza di corpi vertebrali, ossa del cranio e coste.
Rimangono inoltre le controindicazioni relative a tumore maligno, feto e pacemaker/defibrillatore quando si trovano nel campo interessato dal trattamento. Fonte: ISMST – Recommendations.
Prima di iniziare un ciclo di onde d’urto è quindi importante comunicare all’operatore eventuali patologie rilevanti, gravidanza, disturbi della coagulazione, dispositivi elettronici impiantati e altre condizioni mediche che possano influenzare la sicurezza o l’indicazione al trattamento.
Le controindicazioni non dovrebbero essere considerate come una semplice lista valida indistintamente per qualsiasi apparecchiatura: tipo di onda, livello di energia, area anatomica e condizioni della persona devono essere valutati insieme.
Onde d’urto: l’importanza di una corretta valutazione
Le onde d’urto rappresentano una possibilità terapeutica utilizzata soprattutto nel trattamento di alcune tendinopatie e problematiche muscolo-scheletriche persistenti. Il loro effetto non dipende soltanto dall’azione meccanica esercitata sui tessuti: la ricerca studia anche diverse risposte biologiche legate alla meccanotrasduzione, che possono contribuire ai processi di adattamento e rimodellamento tissutale.
È importante distinguere tra onde d’urto focali e onde di pressione radiali, due tecnologie con caratteristiche fisiche e modalità di applicazione differenti. Non esiste una tecnologia universalmente migliore: indicazione, parametri e numero di sedute devono essere valutati in relazione alla problematica e alle caratteristiche della persona.
Le onde d’urto non rappresentano quindi una soluzione universale per qualsiasi dolore né un trattamento da applicare automaticamente sulla zona sintomatica. Una corretta valutazione iniziale permette di stabilire se possono essere indicate e come inserirle, quando necessario, all’interno di un percorso terapeutico più ampio.
La stessa International Society for Medical Shockwave Treatment sottolinea che le proprie raccomandazioni non devono essere considerate protocolli rigidi e che il trattamento deve essere adattato alle circostanze cliniche individuali. Fonte: ISMST – Recommendations.

Federico Petitto
Massaggiatore Medicale Federale APF
Attivo nell’ambito del Massaggio Medicale e del Riequilibrio Posturale, con particolare attenzione alle problematiche muscoloscheletriche.
Riconosciuto RME e ASCA
Obiettivo Salute – Chiasso
+41 78 975 30 85 · info@obiettivosalute.ch
Domande frequenti sulle onde d’urto
Le onde d’urto vengono utilizzate soprattutto nel trattamento di alcune tendinopatie e problematiche muscolo-scheletriche persistenti. Tra le indicazioni riportate dall’ISMST rientrano fascite plantare con o senza sperone calcaneare, epicondilalgia laterale, tendinopatia calcifica della spalla, tendinopatia rotulea, tendinopatia achillea e sindrome dolorosa del grande trocantere. L’indicazione e il tipo di tecnologia utilizzata possono variare in funzione della problematica. Fonte: ISMST – Recommendations.
La risposta non è necessariamente immediata. Alcune persone possono percepire un miglioramento già durante il ciclo di trattamento, mentre in altri casi l’evoluzione deve essere valutata nelle settimane successive. Per diverse indicazioni le linee guida prevedono infatti una valutazione dell’esito anche a distanza di circa 8–12 settimane.
Non esiste una regola universale che imponga riposo assoluto dopo ogni seduta. È invece opportuno adattare il carico e l’attività fisica alla problematica trattata e alla risposta individuale, seguendo le indicazioni ricevute. In presenza di indolenzimento può essere necessario ridurre temporaneamente le attività che sollecitano maggiormente la zona trattata.
Il numero di sedute dipende dalla problematica, dalla tecnologia utilizzata, dai parametri scelti e dalla risposta individuale. Per diverse indicazioni muscolo-scheletriche vengono utilizzati cicli di poche sedute; nelle linee guida ISMST ricorrono frequentemente protocolli di circa 3 trattamenti, con possibilità in alcuni casi di arrivare fino a 5, ma non esiste un numero valido per tutti. Fonte: ISMST – Guidelines for ESWT.
Durante il trattamento è possibile percepire fastidio o dolore, la cui intensità dipende dalla zona trattata, dai parametri utilizzati e dalla sensibilità individuale. Nel caso delle onde di pressione radiali i parametri possono essere adattati progressivamente anche in funzione della tollerabilità. Un trattamento più doloroso non significa necessariamente che sia più efficace.
Gli effetti indesiderati descritti sono generalmente locali e transitori. Possono comprendere indolenzimento, arrossamento, lieve gonfiore, maggiore sensibilità e, in alcuni casi, petecchie o piccoli ematomi. La comparsa di dolore dopo il trattamento non significa automaticamente che la terapia stia funzionando.
Le controindicazioni dipendono anche dal tipo di onda e dal livello di energia utilizzato. Secondo ISMST, per onde radiali e focali a bassa energia rientrano tra le controindicazioni un tumore maligno, un feto o un pacemaker/defibrillatore nel campo di trattamento. Per le onde focali ad alta energia sono previste ulteriori controindicazioni. Per questo è importante effettuare una valutazione prima di iniziare il trattamento. Fonte: ISMST – Recommendations.
Il costo può variare in funzione della struttura, della tecnologia utilizzata, della durata dell’appuntamento e del percorso terapeutico previsto. Prima di iniziare è quindi utile conoscere il costo della singola seduta e il numero indicativo di appuntamenti previsti.